Oventic, selva e resistenza

Nuovo racconto di viaggio in On The Routes

“Zapata vive – la lucha sigue”

Oventic, selva e resistenza

di Milena Annecchiarico

“Come sarebbe un paese messicano senza l’impronta urbanistica e sociale dell’epoca coloniale? Ovvero, come sarebbe un centro abitato che non abbia subito il processo coloniale, prima, e neocoloniale poi? Probabilmente, non avrebbe una piazza centrale, con la chiesa e il palazzo municipale, con i palazzi dei governatori e delle famiglie ricche bianche e cattoliche, con i negozi di marche locali e straniere che chiamano al consumo… e la povera gente, indigena color de bronce,ammassata in squallide case dai tetti di lamiera, mendicanti di briciole che si prostituiscono per il turismo tra le vie eleganti del centro…E le sue strade, sarebbero a struttura ortogonale, come praticamente tutte le città fondate dagli spagnoli nelle Americhe? Come sarebbe la geografia umana della città indigena?Quale filo unisce quei grandi centri del passato con le comunità attuali indigene, che vivono fuori dai centri urbani postcoloniali, nelle montagne o nella selva?”. Mi chiedevo dopo aver visitato il grande stato messicano a maggioranza indigena, Oaxaca,  giorni prima di arrivare a Oventic in Chiapas, e prima ancora di visitare i grandi centri archeologici maya.

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